Gigi Proietti non è stato solo un attore di teatro e cinema, ma un vero maestro dell’arte comica italiana. La sua capacità di trasformare anche la storia più semplice in un capolavoro di ironia risiedeva nel timing perfetto, nelle pause studiate e in quella romanità autentica che sapeva conquistare tutti. Quando raccontava una barzelletta, non ti limitavi ad ascoltare: vivevi la scena insieme a lui. Ecco perché ancora oggi le sue storie continuano a circolare e a strappare risate.
La barzelletta del vecchietto freddoloso
C’era una volta un anziano signore che pativa costantemente il freddo. Quando muore e arriva in Paradiso, San Pietro gli chiede come si trovi. La risposta? “C’ho freddo!” San Pietro, incredulo, gli propone il Purgatorio dove ci sono “qualche fiammata”. Il vecchietto accetta entusiasta.
Dopo un po’, San Pietro torna a controllare. Il vecchietto si lamenta di nuovo: “C’ho freddo pure qua!” L’unica opzione rimasta è l’Inferno, dove il caldo è garantito tra fuoco e fiamme. Il vecchietto non ci pensa due volte e accetta il trasferimento.
Qualche tempo dopo, San Pietro decide di fare un’ultima visita. Bussa all’Inferno e gli apre il Demonio in persona, cordiale come un vecchio amico. Chiede notizie del vecchietto freddoloso e dall’interno si sente urlare: “Oh! Voi due! La portaaa!!! Chiudete, che c’ho freddo!!!”
Perché questa barzelletta funziona
Il genio di questa storia sta nell’assurdità totale della situazione. Come può qualcuno avere freddo persino all’Inferno? Eppure il vecchietto ci riesce. La comicità nasce dal contrasto stridente tra l’ambiente infernale e l’ostinazione del protagonista nel lamentarsi del freddo. Il colpo di scena finale, con il vecchietto che urla di chiudere la porta mentre chiacchiera con il Diavolo, trasforma l’impossibile in qualcosa di esilarante. Una lezione di vita mascherata da barzelletta: c’è sempre qualcuno che si lamenta, qualunque siano le circostanze.