Gigi Proietti e la barzelletta dell’orango fumatore: il finale ti lascerà senza parole

Gigi Proietti è stato molto più di un semplice attore: è stato un maestro dell’arte comica italiana, capace di trasformare qualsiasi racconto in un capolavoro di ironia. La sua bravura stava nella gestualità, nei tempi perfetti e in quella capacità unica di dare vita ai personaggi, anche quelli più assurdi. Le sue barzellette diventavano piccoli spettacoli teatrali, dove ogni battuta era calibrata al millimetro. Ecco perché ancora oggi, quando parliamo di grande umorismo nostrano, il suo nome resta un punto di riferimento imprescindibile per chiunque ami ridere con intelligenza.

La barzelletta dell’orango fumatore

Nella giungla, un orango se ne sta comodamente su un ramo a gustarsi un sigaro cubano. Una lucertola curiosa si avvicina e, incuriosita, chiede di poter fare un tiro. L’orango la avverte: è troppo piccola, rischia di restare secca! Ma la lucertola insiste e alla fine ottiene quello che vuole. Dopo aver fumato, inizia a tossire disperatamente e decide di correre al fiume per bere.

Mentre si disseta, un coccodrillo la nota e le domanda cosa stia facendo. Lei spiega che ha fumato il sigaro dell’orango e ora ha bisogno di acqua. Il coccodrillo, indignato, esclama che fumare nella giungla è vietato e si dirige furioso verso la scimmia per rimproverarla.

Quando l’orango sente il coccodrillo avvicinarsi, si volta e, vedendolo, sbotta incredulo: “Oh cavoli, ma quanta acqua ti sei bevuta?”

Perché fa ridere

Il genio di questa storia sta tutto nel ribaltamento finale delle prospettive. L’orango, vedendo arrivare il coccodrillo (che è naturalmente molto più grande della lucertola), pensa che sia la stessa lucertola gonfiata dall’acqua! Il meccanismo comico funziona grazie all’equivoco: mentre noi sappiamo che si tratta di due animali diversi, la scimmia collega causa ed effetto in modo assurdo. È questo fraintendimento surreale che scatena la risata, amplificata dal talento di Proietti nel raccontarla con quell’espressione di stupore genuino che solo lui sapeva regalare.

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