La storiella dell’orango e della lucertola che ti farà riflettere sul destino

Gigi Proietti non è stato solo un attore di talento cristallino, ma un narratore capace di trasformare qualsiasi storia in un’esperienza memorabile. La sua capacità di giocare con i tempi comici e di costruire suspense anche nelle situazioni più assurde lo ha reso leggendario. Quando raccontava una barzelletta, non era mai scontata: sapeva creare aspettativa, deviare l’attenzione, per poi colpire con un finale inaspettato che lasciava tutti a bocca aperta. Ecco una delle sue storie più brillanti.

La barzelletta del cliente masochista

Un tizio altissimo, quasi due metri, entra in un negozio di calzature e chiede alla commessa di mostrargli qualche modello. Lei, professionale, domanda: “Che numero porta?” – “Il 39” – risponde lui tranquillo. La commessa resta perplessa guardando quei piedi enormi, ma porta comunque ciò che le è stato richiesto. L’uomo fatica tremendamente a infilarle, serve l’intervento di tutti i dipendenti del negozio. Finalmente ci riesce, si alza, zoppica vistosamente. La commessa, imbarazzata, suggerisce: “Non preferirebbe un numero più grande?” – “No no, questo va benissimo!” – risponde lui pagando e uscendo a fatica.

Il giorno successivo ritorna: “Vorrei un altro paio!” La commessa lo riconosce immediatamente. “Sempre il 39?” – “Il 36!” – annuncia lui imperterrito. Un numero da bambino per quei piedoni! Altra mezz’ora di sofferenza collettiva, altro acquisto, altra uscita claudicante.

Quando si ripresenta una terza volta, la commessa non resiste più: “Ma perché sceglie sempre numeri impossibili?” E qui arriva il colpo di scena: “Vede, ero un industriale benestante, poi ho perso tutto. Mia moglie è scappata, mio figlio si è perso per strada. Non ho più nulla, nemmeno la TV. L’unica, vera soddisfazione che mi rimane nella giornata è quando torno a casa e finalmente mi sfilo le scarpe… Aaaah!”

Perché fa ridere?

Il genio di questa storia sta nella costruzione. Ci aspettiamo una spiegazione logica a un comportamento assurdo, invece scopriamo che l’uomo si procura volontariamente dolore solo per godersi il sollievo di liberarsene. È un’ironia amara sulla disperazione umana: quando la vita ti toglie tutto, persino la sofferenza autoindotta diventa una forma di piacere. Il finale ribalta completamente la prospettiva, trasformando quello che sembrava masochismo inspiegabile in una logica paradossale ma comprensibile.

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