La risata è un fenomeno neurobiologico complesso che coinvolge diverse aree del cervello, dal sistema limbico alla corteccia prefrontale. Ridiamo quando percepiamo un’incongruenza inaspettata, una rottura dello schema mentale che avevamo costruito. La componente essenziale dell’umorismo sta proprio nel colpo di scena finale, quello che gli esperti chiamano “twist cognitivo”: il nostro cervello si aspetta un finale logico, ma ne riceve uno completamente diverso. Questo cortocircuito mentale genera il rilascio di endorfine e dopamina, regalandoci quella sensazione di piacere che chiamiamo risata. Le barzellette migliori sono quelle che costruiscono pazientemente un’aspettativa per poi demolirla nell’ultima battuta.
La barzelletta del pappagallo particolare
Una signora voleva un animale domestico per farle un po’ di compagnia mentre i figli erano a scuola e il marito al lavoro. Dopo averci pensato un po’ decide di scartare cani e gatti perché danno troppo da fare. Meglio un bel pappagallo che sa anche parlare. Però problema: costano tutti un sacco! Ma un giorno, per caso, ne vede uno esposto in un negozio, che costa solo 50.000 lire. Fantastico! Entra e lo compra. Mentre sta per pagare, il commesso le dice: “Senta Signora, devo però dirle una cosa imbarazzante… sa, non è un caso che costi così poco… il fatto è che ‘sto pappagallo ha vissuto fino ad ora in un… bordello”. Ma è talmente bello che la signora decide di comprarlo ugualmente. Arriva a casa, lo piazza nella sua gabbia in salotto e aspetta con pazienza che dica qualcosa. Il pappagallo si guarda un po’ attorno, studia la stanza e la sua nuova padrona e alla fine dice: “Ok, nuova casa, nuova maitresse”. La signora si imbarazza un po’ ma poi ci ride sopra. In fondo non ha detto niente di così sconveniente. Tornano a casa le figlie da scuola e il pappagallo, dopo averle squadrate: “Nuova casa, nuova maitresse, nuove ragazze”. Le ragazze si guardano allibite, ma poi si uniscono alle risate della madre. Alle 6 torna a casa il marito. Il pappagallo lo guarda bene, guarda ancora madre e figlie e dice: “Nuova casa, nuova maitresse, nuove ragazze, gli stessi vecchi clienti. Ueila! Ciao Gianni, come va?”
Perché fa ridere questa barzelletta
Il meccanismo comico di questa storia si basa su una costruzione graduale di tensione che esplode nel finale inaspettato. Durante tutta la narrazione, il lettore si concentra sul pappagallo e sulle sue battute progressivamente più imbarazzanti, aspettandosi che la fonte dell’umorismo rimanga l’animale. La barzelletta ci porta a preoccuparci delle reazioni della famiglia di fronte alle frasi equivoche del volatile.
Il colpo di scena finale ribalta completamente la prospettiva: non è il pappagallo il problema, ma il marito! La battuta “gli stessi vecchi clienti” seguita dal saluto personale a Gianni svela che il capofamiglia, apparentemente rispettabile, era in realtà un cliente abituale del bordello. L’ironia sta nel fatto che la moglie, preoccupata di gestire un pappagallo con un passato imbarazzante, scopre involontariamente che anche suo marito nasconde segreti ben più compromettenti. Il volatile diventa così un testimone scomodo che fa crollare la facciata di rispettabilità familiare.