In Spagna, la storia di un ventisettenne sta facendo riflettere migliaia di persone sul significato della paternità giovane e sulle scelte di vita della nuova generazione. Javi Soria è diventato genitore per la prima volta a ventun anni, e oggi si occupa quotidianamente di quattro bambini mentre i suoi coetanei si godono viaggi, serate fuori e carriere professionali appena avviate. La sua testimonianza offre uno spaccato insolito sulla genitorialità precoce in un’epoca in cui l’età media per avere figli continua a salire vertiginosamente.
Come un giovane spagnolo gestisce quattro figli lavorando di notte
La routine quotidiana di questo padre spagnolo appare estenuante già solo a descriverla. Il suo turno lavorativo inizia alle ventitré e termina alle sette del mattino, momento in cui la maggior parte delle persone sta appena iniziando la giornata. Invece di tornare a casa per riposare, Soria si occupa immediatamente dei suoi quattro bambini: prepara le colazioni, organizza gli zaini e accompagna tutti a scuola. Solo dopo aver espletato questi compiti mattutini può concedersi alcune ore di sonno, dalle nove e mezza fino alle tre e mezza del pomeriggio.
Il sacrificio del riposo notturno è evidente. Dorme circa sei ore al giorno, un periodo che definisce quasi come “entrare in coma” per quanto profondo sia il suo stato di stanchezza. Quando la sveglia suona nel primo pomeriggio, deve immediatamente prepararsi per riprendere i bambini da scuola alle quattro e mezza. Da quel momento, il pomeriggio scorre tra accompagnamenti alle attività extrascolastiche, giochi al parco, docce, cena e preparativi per il giorno successivo, prima di riprendere il ciclo lavorativo notturno.
La decisione consapevole di diventare padre presto
Ciò che distingue questa vicenda da altre storie di paternità precoce è la piena consapevolezza e determinazione con cui Soria ha affrontato questa scelta. Non si è trattato di un incidente di percorso o di una situazione non pianificata, ma di una decisione meditata fin dall’infanzia. Il giovane padre spagnolo racconta che la mancanza di una figura paterna durante la sua crescita lo ha profondamente segnato, spingendolo a voler costruire esattamente il tipo di nucleo familiare che lui non aveva potuto avere.
Quando da bambino gli chiedevano cosa volesse fare da grande, la sua risposta era sempre la stessa: voleva essere padre. Questa vocazione precoce alla genitorialità ha orientato tutte le sue scelte successive, dalla carriera professionale alle relazioni sentimentali. Non si è mai sentito particolarmente attratto dalla vita notturna tipica dei ventenni né dai viaggi spontanei che caratterizzano quella fase della vita.
I quattro bambini e la famiglia numerosa desiderata
I suoi quattro figli sono arrivati in rapida successione. La primogenita Mayra è nata quando lui aveva ventun anni, seguita da Eydan, poi Aslan – nome ispirato al celebre leone delle Cronache di Narnia – e infine la piccola Isla. L’obiettivo di avere una famiglia numerosa era chiaro fin dall’inizio, parte integrante del suo progetto di vita personale.
Nelle scuole spagnole frequentate dai suoi bambini, si verifica una situazione particolare: gli altri genitori hanno spesso un’età simile a quella dei nonni di Soria. Questo scarto generazionale è evidente e talvolta genera curiosità o stupore. Le persone anziane, racconta, tendono a vedere la sua situazione con occhi nostalgici, ricordando quando avere figli a vent’anni era la norma sociale. I suoi coetanei, invece, faticano a comprendere come abbia potuto fare una scelta così impegnativa in un’età solitamente dedicata alla spensieratezza.
Il momento più difficile della giornata
Gestire quattro bambini piccoli comporta inevitabilmente momenti di caos. La fascia oraria più complicata è quella tra il tardo pomeriggio e la sera, quando i piccoli tornano da scuola già stanchi e nervosi. Il carico emotivo della giornata scolastica si scarica in casa, proprio nel momento in cui bisogna organizzare docce, cena e preparativi per l’indomani.
In quei momenti, spiega Soria, i bambini sono più ribelli, hanno sonno e ogni attività richiede uno sforzo maggiore. La stanchezza accumulata durante la giornata si fa sentire per tutti, e coordinare quattro personalità diverse con esigenze differenti diventa la sfida quotidiana più intensa. Eppure, nonostante la fatica evidente, il giovane padre spagnolo non esprime mai rammarico per le sue scelte.
Un ritmo di vita completamente diverso dai coetanei
Mentre i ventenni spagnoli della sua generazione pianificano weekend in città europee, frequentano locali notturni o si concentrano sullo sviluppo della carriera professionale, la vita di Soria ruota interamente attorno ai suoi quattro figli. Questa differenza di priorità e stili di vita è palese e inevitabile. Tuttavia, lui non percepisce questa distanza come una privazione.
La consapevolezza di aver sempre desiderato proprio questa vita lo aiuta ad affrontare le rinunce senza risentimento. Non si sente derubato della giovinezza perché la sua definizione di giovinezza ben vissuta coincide esattamente con ciò che sta facendo: costruire una famiglia solida e presente. Inoltre, ragiona con una prospettiva a lungo termine: ci sarà tempo per viaggi e altre esperienze quando i figli saranno più grandi.

Il valore delle generazioni che si conoscono
Uno degli aspetti che Soria apprezza maggiormente della sua scelta di paternità precoce è la possibilità che i suoi nonni abbiano conosciuto i suoi figli. Questo legame intergenerazionale, sempre più raro nella società contemporanea dove si diventa genitori tardivamente, rappresenta per lui un valore inestimabile. I suoi bambini hanno potuto crescere con la presenza dei bisnonni, un’esperienza che difficilmente sarebbe stata possibile rimandando la genitorialità di dieci o quindici anni.
Questo ragionamento mette in luce una dimensione spesso trascurata nel dibattito sulla genitorialità: il valore del tempo condiviso tra generazioni diverse. Diventare padre a ventun anni significa poter accompagnare i propri figli fino all’età adulta mantenendo ancora energia e salute, significa poter vedere i nipoti, significa costruire una rete familiare estesa nel tempo.
La maturità anticipata senza rimpianti
È inevitabile che una responsabilità così grande in giovane età comporti un processo di maturazione accelerato. Tuttavia, Soria non vive questo aspetto come un’imposizione esterna o una perdita. Sostiene di essere sempre stato una persona responsabile, poco incline agli eccessi tipici della gioventù. La sua personalità naturalmente orientata alla stabilità ha facilitato la transizione verso la paternità.
In Spagna, come nel resto d’Europa, l’età media del primo figlio continua ad aumentare, superando ormai abbondantemente i trent’anni. Le ragioni sono molteplici: precarietà lavorativa, costo della vita elevato, desiderio di consolidare prima la carriera professionale, mancanza di politiche adeguate di sostegno alle famiglie. In questo contesto, la storia di Soria rappresenta una contronarrazione interessante.
Il consiglio ai giovani che vogliono diventare genitori
Quando gli viene chiesto cosa consiglierebbe a un ventenne che desidera avere figli presto, la risposta di Soria è pragmatica e lucida. L’elemento fondamentale non è tanto l’età o la situazione economica perfetta, quanto la scelta del partner con cui condividere questa responsabilità. Sottolinea che ci si può separare dal compagno o dalla compagna, ma non dai figli.
Per questo motivo, la priorità assoluta è avere la certezza che l’altra persona sarà un buon genitore indipendentemente dall’evoluzione della relazione sentimentale. Se si ha questa sicurezza, se si sa che i bambini staranno ugualmente bene con entrambi i genitori anche in caso di separazione, allora molte paure legate alla genitorialità giovane perdono di consistenza.
L’illusione del momento perfetto
Un tema ricorrente nella società spagnola e italiana contemporanea è l’attesa del “momento giusto” per avere figli, un momento che per molti non arriva mai. Soria esprime una posizione chiara su questo punto: il momento perfetto semplicemente non esiste. C’è sempre qualcosa che manca – completare gli studi, ottenere un lavoro più stabile, risparmiare una cifra adeguata, comprare casa.
Secondo la sua esperienza, rimandare continuamente aspettando condizioni ideali può significare rinunciare completamente alla genitorialità. La vita è imprevedibile, e anche le situazioni apparentemente più sicure possono cambiare improvvisamente. Per questo motivo, se si ha una stabilità minima e il desiderio forte di diventare genitori, aspettare indefinitamente potrebbe rivelarsi controproducente.
Conciliare lavoro notturno e vita familiare
Paradossalmente, lavorare durante la notte offre alcuni vantaggi per la conciliazione familiare che i turni diurni non permetterebbero. Sebbene sia fisicamente estenuante, questo orario consente a Soria di essere presente nei momenti in cui i bambini sono svegli e hanno bisogno di lui. I figli lo vedono al mattino prima della scuola e nel pomeriggio quando tornano, non percependo un’assenza significativa.
Il prezzo da pagare è ovviamente la privazione cronica di sonno e il ribaltamento dei ritmi biologici naturali. Anche le abitudini alimentari ne risentono: a volte consuma solo la cena durante il turno lavorativo e durante il giorno si limita a un caffè veloce. Nonostante questi sacrifici oggettivi, Soria ribadisce che si tratta di scelte consapevoli che rifarebbe senza esitazione, perché gli permettono di vivere esattamente la vita che ha sempre desiderato costruire.
La testimonianza di questo giovane padre spagnolo solleva interrogativi importanti sul significato della realizzazione personale nella società contemporanea e su come le priorità individuali possano discostarsi radicalmente dalle aspettative generazionali prevalenti. In un’epoca caratterizzata dalla posticipazione sistematica di tutti i grandi impegni della vita adulta, la sua storia rappresenta un percorso alternativo che merita attenzione e rispetto.
Indice dei contenuti