In Spagna, più precisamente nel territorio iberico, la storia di un ventisettenne sta catturando l’attenzione di molti per la sua particolarità. Javi Soria rappresenta un’anomalia generazionale: a un’età in cui i suoi coetanei sono impegnati a esplorare il mondo, a costruire le fondamenta della propria carriera professionale o a godersi la vita notturna, lui si dedica completamente alla crescita di quattro bambini. La sua quotidianità ruota attorno a colazioni da preparare, zaini da organizzare e corse mattutine verso gli istituti scolastici, il tutto dopo aver lavorato l’intera nottata.
La scelta di questo giovane padre spagnolo non è frutto del caso o di circostanze impreviste, ma di una decisione ponderata fin dall’infanzia. Soria ha sempre desiderato costruire un nucleo familiare numeroso in giovane età, una volontà radicata nella sua storia personale: cresciuto senza una figura paterna di riferimento, ha sempre aspirato a creare quella famiglia che lui stesso non ha potuto sperimentare durante gli anni formativi.
La reazione sociale davanti a una paternità precoce
Quando Javi racconta di essere genitore di quattro figli a soli ventisette anni, le reazioni che riceve sono estremamente variegate. Le generazioni più anziane, come quella della sua nonna settantacinquenne, accolgono questa informazione con tenerezza e nostalgia, ricordando un’epoca in cui contrarre matrimonio e procreare intorno ai vent’anni rappresentava la norma sociale. Al contrario, i suoi contemporanei manifestano sorpresa e incredulità, poiché molti di loro non hanno ancora nemmeno contemplato l’ipotesi della genitorialità.
Un aspetto curioso che emerge dalle interazioni sociali riguarda gli incontri scolastici: i genitori dei compagni di classe dei suoi bambini hanno un’età simile a quella dei suoi stessi genitori, creando una disparità generazionale evidente durante le riunioni e gli eventi scolastici in Spagna.
Una giornata tipo tra turni notturni e responsabilità familiari
La routine quotidiana di questo giovane padre spagnolo è caratterizzata da una sincronizzazione millimetrica tra lavoro e famiglia. Il suo impiego si svolge dalle ventitré alle sette del mattino, un orario che la maggior parte delle persone troverebbe estenuante. Tuttavia, questa scelta lavorativa non è casuale: gli permette di essere presente nei momenti cruciali della giornata dei suoi figli.
Al termine del turno notturno, anziché riposare immediatamente, Javi torna a casa e si dedica alla preparazione della prima colazione per i quattro bambini, sistema le loro cartelle e li accompagna personalmente agli istituti educativi. Solo dopo aver assolto questi compiti fondamentali si concede il meritato riposo, dormendo dalle nove e mezza del mattino fino alle tre e mezza del pomeriggio, accumulando circa sei ore di sonno.
Nel pomeriggio, la sua giornata riprende con il ritiro dei bambini da scuola alle sedici e trenta. Il resto del pomeriggio è dedicato ad accompagnarli alle attività extrascolastiche o a trascorrere tempo insieme al parco. Seguono poi i momenti dedicati all’igiene personale, alla preparazione della cena e all’organizzazione di tutto il necessario per il giorno successivo, prima di tornare nuovamente al lavoro.
Il sonno come sacrificio necessario
Vivere con un ritmo circadiano invertito comporta conseguenze significative sul fisico e sulla qualità del riposo. Javi descrive il momento in cui si corica come un collasso totale, una sorta di stato comatoso provocato dall’accumulo di stanchezza. La privazione di sonno è evidente e il recupero delle sei ore giornaliere risulta appena sufficiente per mantenere l’equilibrio psicofisico necessario a gestire quattro bambini in età scolare.
L’alterazione degli orari influisce anche sulle abitudini alimentari: in Spagna, dove i pasti rappresentano momenti sociali importanti, Javi si trova a saltare spesso i pasti tradizionali, limitandosi a consumare solo la cena e qualche caffè veloce durante le ore diurne.
I momenti di maggiore complessità nella gestione familiare
Secondo l’esperienza di questo giovane padre spagnolo, l’intervallo temporale più impegnativo si colloca tra il tardo pomeriggio e la sera. Quando i bambini ritornano dall’istituto scolastico, portano con sé tutto l’affaticamento e lo stress accumulato durante la giornata educativa. Sono stanchi, irritabili e meno collaborativi, rendendo ogni attività più complessa.
Il momento del bagno, la preparazione della cena e l’organizzazione generale della casa diventano sfide quotidiane che richiedono pazienza e strategia. I quattro bambini, già assonnati e con le energie esaurite, manifestano maggiore ribellione e minore disponibilità a cooperare, trasformando queste ore in un vero e proprio test di resistenza per qualsiasi genitore.
Un ritmo di vita differente dai coetanei
La consapevolezza di vivere su un binario completamente diverso rispetto ai propri coetanei è netta nella mente di Javi. In Spagna, come nel resto d’Europa, i ventenni e i trentenni tendono a dedicare questi anni all’esplorazione personale, ai viaggi intercontinentali, alla vita sociale intensa e alla costruzione della carriera professionale.

Tuttavia, questa divergenza non genera in lui sentimenti di rimpianto o invidia. La sua scelta di diventare padre precocemente deriva da una mancanza vissuta in prima persona durante l’infanzia: l’assenza di una figura paterna. Questa lacuna ha forgiato in lui il desiderio irrinunciabile di essere presente, di costruire qualcosa che a lui stesso è mancato.
Fin da bambino, quando gli adulti gli chiedevano quali fossero le sue aspirazioni future, la risposta era sempre la medesima: voleva diventare padre. Non sognava professioni prestigiose o avventure esotiche, ma la possibilità di creare e coltivare legami familiari solidi.
Una paternità ventunenne senza rimpianti
Javi è diventato padre per la prima volta a ventuno anni, un’età che nella società spagnola contemporanea viene generalmente dedicata agli studi universitari o ai primi impieghi lavorativi. La sua primogenita si chiama Mayra, seguita da Eydan, poi Aslan – nome ispirato al leone delle Cronache di Narnia – e infine la più piccola, Isla. I quattro bambini sono nati in rapida successione, testimonianza di un progetto familiare chiaro e deliberato.
Interrogato sulla possibilità di provare rimorso per questa scelta, la risposta è categorica: nessun ripensamento. L’obiettivo di essere un genitore giovane era finalizzato a massimizzare il tempo di condivisione con i propri figli, a poter assistere a tutte le fasi della loro crescita con energie e vitalità.
Maturità accelerata o scelta consapevole
La necessità di maturare prematuramente è un tema ricorrente quando si parla di genitorialità precoce. Tuttavia, nel caso di questo giovane spagnolo, la maturazione non è stata un’imposizione esterna ma un percorso naturale. Javi non è mai stato particolarmente interessato alla vita notturna o alle attività ricreative tipiche della sua fascia d’età.
La sua personalità tendeva già verso la responsabilità e la stabilità, elementi che lo hanno portato a desiderare un progetto di vita strutturato attorno alla famiglia. Non ha vissuto la paternità come una rinuncia forzata alla giovinezza, ma come la realizzazione di un obiettivo lungamente coltivato.
Gli insegnamenti derivanti dalla paternità multipla
Avere quattro figli prima dei trent’anni ha insegnato a Javi soprattutto il valore inestimabile del tempo condiviso. La decisione di procreare giovane gli ha permesso di garantire che i suoi nonni potessero conoscere i pronipoti, creando un ponte generazionale che altrimenti sarebbe stato improbabile.
Questa considerazione sulle generazioni rappresenta un aspetto fondamentale della sua filosofia: posticipare eccessivamente la genitorialità può comportare la perdita di opportunità relazionali irrecuperabili. Se avesse atteso come molti suoi coetanei, probabilmente i suoi figli non avrebbero mai conosciuto i bisnonni.
Il momento perfetto che non esiste
Una delle riflessioni più profonde di Javi riguarda l’illusione del momento ideale per diventare genitori. In Spagna, come in molti paesi europei, l’età media del primo figlio continua ad aumentare, spinta dalla ricerca di condizioni ottimali: completamento degli studi, stabilità lavorativa, accumulo di risparmi economici.
Secondo la visione di questo giovane padre, questa attesa è spesso illusoria. La vita è caratterizzata da imprevedibilità costante: si possono pianificare tutti i dettagli, ma un evento inaspettato può ribaltare ogni certezza. Pertanto, se esistono stabilità emotiva, chiarezza sulle proprie aspirazioni e condizioni minimamente adeguate, aspettare indefinitamente un momento perfetto rischia di trasformarsi in un’occasione perduta.
Consigli per chi contempla una paternità precoce
Se un ventenne esprimesse l’intenzione di diventare padre nel breve termine, Javi offrirebbe un consiglio pragmatico ma fondamentale: l’elemento cruciale non è l’età anagrafica ma la scelta del partner. È essenziale che la persona con cui si decide di procreare sia qualcuno con cui, indipendentemente dall’evoluzione della relazione romantica, si possa costruire una co-genitorialità efficace e armoniosa. Le relazioni sentimentali possono terminare, ma il legame con i propri figli è indissolubile e permanente. Sapere che i bambini riceveranno le stesse cure e lo stesso affetto sia quando sono con un genitore sia quando sono con l’altro rappresenta la base per una genitorialità serena, indipendentemente dall’età in cui si intraprende questo percorso in Spagna o altrove.
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