La risata è una delle risposte più affascinanti del nostro cervello. Gli scienziati hanno scoperto che ridiamo quando percepiamo un’incongruenza inaspettata, una rottura delle aspettative logiche che il nostro cervello stava costruendo. È il cosiddetto “effetto sorpresa cognitiva”: elaboriamo informazioni seguendo un percorso prevedibile, ma quando la realtà devia bruscamente da quello schema, scatta il meccanismo della comicità. Le aree cerebrali coinvolte includono la corteccia prefrontale, che elabora il contesto, e il sistema limbico, che gestisce le emozioni. Quando questi circuiti si sincronizzano nel modo giusto, rilasciamo endorfine e dopamina: ed ecco che scoppiamo a ridere. La barzelletta perfetta gioca proprio su questo meccanismo neurologico, conducendoci verso una conclusione apparentemente logica per poi ribaltarla completamente.
La barzelletta dei due pazienti psichiatrici
Ci sono due pazzi che sono stanchi di vivere in manicomio: una notte decidono di provare a fuggire. Così salgono sul tetto e, dall’altra parte, vedono i palazzi della città distendersi alla luce della luna… verso la libertà. Il primo salta sul tetto vicino senza alcun problema. Ma il suo amico non osa compiere il balzo, perché ha paura di cadere. Allora il primo ha un’idea… e dice:
– Ehi! Ho preso la torcia elettrica con me! Illuminerò lo spazio tra i due edifici. Così mi raggiungerai camminando sul raggio di luce!
Ma il secondo scuote la testa, e gli risponde:
– Sì, certo… come no! Cosa credi, che sia pazzo? Già mi immagino che quando sarò arrivato a metà strada la spegnerai!
Perché questa barzelletta ci fa ridere?
L’ironia paradossale di questa storia sta tutta nella battuta finale. Il nostro cervello segue il ragionamento aspettandosi che il secondo personaggio rifiuti la proposta perché impossibile da realizzare fisicamente: nessuno può camminare su un raggio di luce. Invece, la risposta rivela una logica completamente distorta: accetta implicitamente l’idea assurda che si possa camminare sulla luce, ma dubita della buona fede dell’amico. Il colmo è nella domanda retorica “Cosa credi, che sia pazzo?”, pronunciata da qualcuno che si trova letteralmente in un istituto psichiatrico. Questa doppia incongruenza – accettare l’impossibile ma dubitare dell’affidabilità altrui – crea il cortocircuito mentale perfetto che scatena la risata.