La risata è un fenomeno complesso che coinvolge diverse aree del nostro cervello. Secondo gli studi neuroscientifici, ridiamo quando percepiamo un’incongruenza improvvisa tra le nostre aspettative e la realtà. Il nostro cervello elabora costantemente schemi logici e, quando questi vengono sovvertiti in modo inaspettato ma non minaccioso, si attiva il sistema limbico che genera l’ilarità. La dopamina viene rilasciata, creando quella sensazione di piacere che accompagna una buona risata. Elementi come l’assurdità, il paradosso e il ribaltamento delle situazioni normali sono ingredienti perfetti per stimolare questa reazione. Le barzellette sui pazzi sfruttano proprio questo meccanismo: presentano una logica alternativa che, pur essendo completamente irrazionale, possiede una sua bizzarra coerenza interna.
La barzelletta dei cancelli
Due pazzi decidono di evadere dal manicomio, ma per essere liberi devono scavalcare ben 100 cancelli. Iniziano a scavalcarli, uno dopo l’altro… Al decimo cancello uno chiede all’altro: “Sei stanco?” e l’altro “Noooo!”. Dopo 40 cancelli: “Sei stanco?” e l’altro “Noooo!”. Dopo 60 cancelli: “Sei stanco?” e l’altro “Noooo!”. Arrivano a 80… 90… Poi si trovano di fronte al novantanovesimo: il primo chiede all’altro: “Sei stanco?” “Sì, non ce la faccio più…!” “Hai ragione, torniamo indietro!“
Perché fa ridere?
Il colpo di scena finale ribalta completamente l’aspettativa dell’ascoltatore. Abbiamo seguito i protagonisti attraverso un’impresa titanica: 99 cancelli superati con determinazione incrollabile. Il pubblico si aspetta naturalmente che, ormai a un passo dalla libertà, i due completino la loro fuga. Invece no: la logica paradossale dei protagonisti li porta a decidere di tornare indietro proprio quando manca un solo ostacolo al traguardo. L’assurdità sta nel fatto che tornare indietro significa scavalcare nuovamente 99 cancelli, uno sforzo enormemente maggiore rispetto al superarne semplicemente uno in avanti. Questa irrazionalità perfettamente coerente con il contesto del manicomio crea quell’effetto comico irresistibile, dimostrando come la comicità nasca spesso dall’applicazione rigorosa di una logica completamente sbagliata.