Perché a 27 anni ha già quattro figli: la scelta controcorrente di un padre in Spagna

In Spagna, a 27 anni molti ragazzi stanno ancora costruendo il proprio percorso tra viaggi, primi incarichi lavorativi e serate con gli amici. Per Javi Soria, invece, la quotidianità ha un ritmo molto diverso: la sua giornata inizia quando rientra dal turno di notte e prosegue preparando la colazione, sistemando gli zaini e accompagnando i suoi quattro figli a scuola.

La sua storia, che arriva proprio dalla Spagna, sorprende molti coetanei. Eppure per lui non si tratta di una rinuncia, né di un sacrificio subito. Diventare padre giovane era un progetto chiaro fin da quando era bambino. Oggi, guardando la sua famiglia numerosa, dice di avere esattamente ciò che desiderava.

Un padre prima dei trent’anni

Javi è diventato padre per la prima volta a soli 21 anni. Un’età in cui, per la maggior parte dei ragazzi spagnoli, la priorità è terminare gli studi, inserirsi nel mondo del lavoro o sperimentare nuove esperienze. Lui, invece, ha fatto una scelta diversa, costruendo nel giro di pochi anni una famiglia con quattro bambini.

La sua routine è scandita da orari impegnativi. Lavora di notte e, quando torna a casa al mattino, invece di andare subito a riposare, resta sveglio per occuparsi dei figli: prepara la colazione, li aiuta a vestirsi e li accompagna a scuola. Solo dopo può concedersi qualche ora di sonno prima di riprendere il turno.

Un’organizzazione che richiede energia e determinazione. Eppure Javi racconta di vivere questa fase con serenità. Non percepisce la sua scelta come un peso, ma come la realizzazione di un sogno coltivato fin dall’infanzia.

Un desiderio nato dall’assenza

Alla base della sua decisione c’è una motivazione personale profonda. Javi è cresciuto senza una figura paterna stabile e questa mancanza lo ha segnato. Proprio per questo, già da piccolo aveva maturato l’idea di voler diventare un padre presente.

L’esperienza vissuta in prima persona lo ha spinto a voler costruire ciò che lui non aveva avuto: una famiglia unita, in cui i figli potessero contare su un punto di riferimento costante. Diventare genitore in giovane età, per lui, significava anche poter condividere più tempo possibile con i propri bambini e accompagnarli a lungo nella crescita.

In un contesto come quello spagnolo, dove l’età media del primo figlio si è progressivamente alzata negli ultimi anni, la sua storia rappresenta un’eccezione. Sempre più coppie rimandano la genitorialità per motivi economici o professionali. Javi, al contrario, ha anticipato questa tappa della vita.

Una quotidianità diversa da quella dei coetanei

La differenza con i suoi amici è evidente. Molti ragazzi della sua età organizzano viaggi, pianificano weekend fuori porta o trascorrono le serate nei locali. Lui, invece, struttura il fine settimana attorno alle esigenze dei bambini.

Quando parla con persone che scoprono la sua età e il numero dei figli, racconta di suscitare spesso stupore. Non è comune, nella Spagna di oggi, incontrare un padre di quattro bambini che non ha ancora compiuto trent’anni. Le reazioni vanno dalla sorpresa all’ammirazione, passando per domande curiose su come riesca a gestire tutto.

Nonostante ciò, Javi non avverte di aver perso qualcosa. È consapevole che il suo percorso sia differente rispetto a quello di molti coetanei, ma non lo considera meno valido. Anzi, sottolinea come ogni scelta comporti delle rinunce ma anche delle soddisfazioni.

Il valore della presenza

Uno degli aspetti che più rivendica è il tempo trascorso con i figli. Anche dopo una notte di lavoro, sceglie di restare sveglio per accompagnarli a scuola. Per lui è importante che lo vedano, che percepiscano la sua partecipazione attiva nella loro vita quotidiana.

Questo impegno dimostra una volontà precisa di essere un padre coinvolto, nonostante la fatica. La gestione dei turni notturni, unita alle responsabilità familiari, impone un equilibrio delicato tra riposo e presenza. Ma Javi sembra aver trovato una formula che funziona per la sua realtà.

Una scelta che non rimpiange

Guardando al passato, Javi afferma di non avere dubbi. Rifarebbe tutto allo stesso modo. L’idea di aspettare dieci anni per avere dei figli, magari dopo aver viaggiato o consolidato maggiormente la carriera, non rientrava nel suo progetto personale.

Per lui la priorità era costruire presto la famiglia che desiderava. E oggi, con quattro bambini e una quotidianità intensa ma ricca di significato, ritiene di aver raggiunto l’obiettivo che si era prefissato fin da giovanissimo.

La sua storia, ambientata nella Spagna contemporanea, apre anche una riflessione più ampia sul concetto di giovinezza e sulle aspettative sociali. Spesso si associa questa fase della vita alla libertà individuale, alle esperienze all’estero e alla sperimentazione professionale. Javi dimostra che esistono strade alternative, ugualmente valide.

In un Paese come la Spagna, dove la natalità è in calo e l’età media dei genitori continua ad aumentare, la sua esperienza rappresenta una scelta controcorrente. Ma per lui non si tratta di seguire o meno una tendenza: è semplicemente il percorso che sentiva più autentico.

Ogni mattina, mentre accompagna i figli a scuola dopo aver lavorato tutta la notte, vede concretizzarsi quella decisione presa anni prima. Una quotidianità fatta di stanchezza, certo, ma anche di responsabilità e soddisfazioni che, a suo dire, non scambierebbe con nessun’altra versione possibile dei suoi vent’anni.

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