Nel 2007, in Repubblica Ceca, precisamente nel piccolo borgo di Morkuvky situato nella zona sud-orientale del paese, un abitante del luogo ha fatto una scoperta archeologica straordinaria senza nemmeno rendersene conto. L’uomo, conosciuto unicamente con le iniziali J. Tomanec, notò nel giardino della propria abitazione un peculiare blocco di pietra dalla forma rettangolare che da tempo sosteneva le fondamenta del suo fienile. Quell’oggetto, apparentemente ordinario, nascondeva in realtà una storia millenaria che avrebbe catturato l’attenzione degli studiosi locali.
Dopo attente analisi condotte da esperti del settore, il reperto si è rivelato essere uno strumento risalente all’Età del Bronzo, utilizzato specificamente per forgiare armi da guerra. La pietra, lunga circa 23 centimetri, è stata realizzata con una roccia vulcanica denominata tufo riolitico e la sua datazione la colloca attorno al 1350 avanti Cristo, rendendola un testimone silenzioso di pratiche artigianali antiche di quasi 3.400 anni.
La funzione dello stampo per lance dell’Età del Bronzo
Milan Salaš, archeologo presso il Museo Moravo di Brno nella Repubblica Ceca, ha spiegato nei dettagli la natura dell’oggetto. Si tratta di uno stampo per fusione, tecnicamente definito matrice, progettato per creare punte di lancia in bronzo. La lastra di pietra presenta una forma rettangolare estremamente regolare e sulla sua superficie divisoria è visibile un’impronta negativa accuratamente modellata e perfettamente conservata, utilizzata per colare il bronzo fuso e ottenere la forma desiderata della punta.
Salaš è l’autore principale di uno studio pubblicato nel giugno 2025 sulla rivista specializzata Archeologicke Rozhledy, dove vengono dettagliati tutti gli aspetti tecnici e storici dello stampo. Le indagini macroscopiche unite alle analisi a raggi X hanno permesso di ricostruire con precisione il processo produttivo utilizzato dai fabbri dell’epoca. Il metodo prevedeva che il bronzo liquido venisse versato all’interno delle due metà dello stampo (di cui oggi sopravvive solamente una porzione), che venivano poi strette insieme mediante un filo di rame per garantire la perfetta adesione durante il raffreddamento.
Le caratteristiche delle armi prodotte
Il risultato finale di questo procedimento era una punta di lancia lanceolata con innesto a cannone, vale a dire un’arma dalla forma allungata e affusolata dotata di una base cava destinata ad accogliere l’asta in legno. Le punte realizzate con questo particolare stampo presentavano inoltre nervature longitudinali, ossia creste rilevate che percorrevano le ali e l’innesto dell’arma, conferendole maggiore resistenza strutturale.
Queste tipologie di armamenti erano ampiamente diffuse nella regione carpatica durante il Tardo Bronzo. L’area geografica prende il nome dalla catena montuosa dei Carpazi, che si estende attraverso l’Europa centrale partendo dall’Austria a ovest fino ad arrivare alla Serbia nella porzione meridionale, includendo anche una piccola sezione della Repubblica Ceca. Particolarmente interessante è la provenienza della roccia ignea utilizzata per fabbricare lo stampo: le analisi petrologiche suggeriscono un’origine più orientale rispetto al luogo del ritrovamento.
Il lungo viaggio dei materiali grezzi
Antonín Přichystal, geologo dell’Università Masaryk e coautore della ricerca, ha sottolineato come questa scoperta dimostri che il trasporto a lunga distanza delle materie prime necessarie alla produzione di stampi litici potesse coprire decine o addirittura centinaia di chilometri. Sebbene non sia possibile determinare con assoluta precisione il sito esatto dove lo stampo venne preparato, la sua provenienza generale è evidente: l’area compresa tra l’Ungheria settentrionale e la Slovacchia sud-orientale.

Questa evidenza archeologica racconta di reti commerciali e di scambio sorprendentemente sviluppate per l’epoca, con artigiani specializzati che si procuravano materiali specifici da regioni lontane per realizzare strumenti di alta qualità. La scelta del tufo riolitico non era casuale: questa particolare roccia vulcanica possedeva caratteristiche ideali per resistere alle temperature elevate del bronzo fuso senza fratturarsi.
La cultura dei campi d’urne
Basandosi su confronti con manufatti simili rinvenuti in altre località, gli studiosi ipotizzano che lo stampo appartenesse alla cultura dei campi d’urne. Questa civiltà si diffuse attraverso il continente europeo a partire dalla metà del secondo millennio avanti Cristo e deve il proprio nome alla caratteristica pratica funeraria di cremare i defunti e collocarne le ceneri all’interno di urne, che venivano successivamente sepolte in apposite aree cimiteriali.
Gli altri stampi per fusione attribuiti alla cultura dei campi d’urne recuperati fino ad oggi sono stati prevalentemente scoperti durante scavi archeologici in insediamenti abitativi o necropoli. Questo esemplare rappresenta un caso particolare: probabilmente è stato ridepositato a Morkuvky, nella Repubblica Ceca, in epoca moderna provenendo da un sito vicino appartenente proprio a questa cultura. Le tracce di “elevato stress termico” visibili sulla superficie dell’artefatto sono collegate a un utilizzo ripetuto e intensivo, suggerendo che lo stampo possa aver servito per colare “fino a diverse dozzine di punte di lancia” nel corso della sua vita operativa.
L’equipaggiamento dei guerrieri del Tardo Bronzo
L’archeologo Salaš ha fornito ulteriori dettagli sul contesto militare dell’epoca, spiegando come i combattenti del Tardo Bronzo disponessero di un arsenale diversificato che comprendeva scudi difensivi, lance di varia tipologia e protezioni per le gambe. Questo equipaggiamento non era dissimile da quello utilizzato in altre regioni del Mediterraneo nello stesso periodo storico.
Un parallelo particolarmente affascinante riguarda i guerrieri che parteciparono alla leggendaria guerra di Troia, vissuti proprio durante il Tardo Bronzo. Secondo le descrizioni di Omero nei suoi poemi epici, questi combattenti portavano in battaglia due lance ciascuno, mantenendone sempre una di riserva. Quando un guerriero scagliava la prima lancia da distanza contro il nemico perdendola nell’impatto, disponeva immediatamente della seconda per continuare il combattimento a distanza ravvicinata o per un ulteriore lancio.
L’importanza della scoperta per l’archeologia regionale
Il ritrovamento di questo stampo a Morkuvky arricchisce significativamente la comprensione delle tecnologie metallurgiche praticate nell’Europa centrale durante l’Età del Bronzo. La perfetta conservazione dell’impronta negativa permette agli studiosi di analizzare con precisione le tecniche di lavorazione e i criteri estetici che guidavano i fabbri di 3.400 anni fa nella creazione di armamenti sia funzionali che visivamente elaborati.
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